Una mia opera in bianco e nero è stata selezionata ed esposta a Roma dalla casa editrice Dantebus, alla Galleria Dantebus Margutta, in Via Margutta: la strada che da sempre è casa degli artisti, nel cuore della città. Vederla appesa lì, lontano dalla Sardegna e in mezzo ad altre ricerche, è stato un riconoscimento che porto con me.
In quell'occasione ho raccolto in un catalogo molte delle mie fotografie, nuove e di ieri: il primo a mettere insieme così tanto del mio percorso. Scegliere una sola immagine da portare in una galleria importante non è mai semplice, e la fotografia di Roberta Dongu che ho selezionato racconta la femminilità in modo indiretto, non dichiarato. Non sono i tacchi a parlare, ma le forme che nascono attorno a essi, la linea di una gamba, la curva di una caviglia, il disegno di un piede. È lì, nei dettagli, che per me vive l'eleganza.
Nell'intervista ho provato a spiegare perché lavoro così. Il bianco e nero, per me, non è una scelta estetica ma uno strumento per scavare sotto la superficie: tolgo il colore per arrivare all'essenza. Vedo l'immagine, l'anima del soggetto, prima ancora di premere il pulsante, e la mia firma non sta nella tecnica ma nella capacità di creare un ponte tra chi guarda e un'emozione che, da sola, resterebbe invisibile. È quando l'opera passa sulla carta che tutto questo si fa palpabile, e diventa un'esperienza che si tocca, non solo si guarda.
Puoi vedere l'opera direttamente su Dantebus, e trovare questa e le altre uscite nella mia Rassegna stampa.